Napoli, sanità e “ricette”: pessima gestione dei fondi, situazione critica

Sanità e "ricette": pessima gestione dei fondi, situazione critica. Siamo appena a gennaio e già si intravedono le problematiche già riscontrate nel 2018

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NAPOLI. Sanità e “ricette”: pessima gestione dei fondi, situazione critica. Siamo appena a gennaio e già si intravedono le problematiche già riscontrate nel 2018.

Napoli, sanità e “ricette”: situazione già critica

Il 2018 per le strutture sanitarie accreditate con la Regione Campania è stato un anno molto difficile, e se nel 2019 si ripeterà la stessa disastrosa gestione dei fondi moltissime strutture private, specie quelle ubicate nell’ASL Napoli 1. Queste strutture saranno costrette a chiudere, o in alternativa, a cedere alle multinazionali, lasciando in piccoli professionisti per strada.


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La situazione dell’Asl

Particolarmente critica è stata e rimane attualmente la situazione dei laboratori di analisi ubicati nella ASL di Napoli, dove nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una riduzione del numero di prestazioni che è passata da circa 10 milioni e mezzo a meno di 8 milioni nel 2018, con la riduzione dei fondi stanziati che da oltre 42 milioni di euro nel 2011, sono passati a meno della metà nel 2018.

Tale situazione ha creato e crea enormi disagi ai cittadini napoletani, che per poter fruire di prestazioni non rinviabili, sono costretti a rivolgersi alle strutture pubbliche che hanno tempi di attesa lunghissimi e modalità di accesso contingentate e, quindi, non riescono a sopperire in toto alle richieste.

Il cittadino non sceglie più

Se nulla cambierà, a breve i centri privati accreditati ubicati a Napoli, a febbraio e marzo non potranno nuovamente accettare le impegnative con gravi ripercussioni sugli utenti che non potranno accedere alle strutture. Verrà in un sol colpo a mancare il legittimo diritto del cittadino di scegliersi la struttura dove fruire delle prestazioni a lui necessarie, ma soprattutto verrà meno il sacrosanto diritto di scegliere liberamente quelle strutture che eseguono direttamente le analisi in loco senza che i campioni di sangue siano trasferiti probabilmente fino a 150 chilometri di distanza.

Alla fine, questo contesto provocherà la perdita di altri posti di lavoro in un settore che ne ha già persi migliaia negli ultimi anni.

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