Pronto soccorso, la fuga dei medici: mancano 130 prof in Campania

All’appello mancano oltre mille medici nei pronto soccorso d’Italia, di cui 130 in Campania. Tanti, troppi. Mai così numerosi. Al punto che, a causa delle carenze di personale in organico, i professionisti rimasti in servizio effettuano quattro milioni e mezzo di visite in più rispetto agli standard nazionali. Mancano 130 prof in Campania Senza riuscire […]

All’appello mancano oltre mille medici nei pronto soccorso d’Italia, di cui 130 in Campania. Tanti, troppi. Mai così numerosi. Al punto che, a causa delle carenze di personale in organico, i professionisti rimasti in servizio effettuano quattro milioni e mezzo di visite in più rispetto agli standard nazionali.

Mancano 130 prof in Campania

Senza riuscire a dare la giusta attenzione a ciascun paziente: dagli inizi del Duemila i minuti a disposizione sono dimezzati. «In pericolo è la qualità delle cure», avverte Francesco Rocco Pugliese, presidente della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simreu) che ha presentato il rapporto a Bologna durante l’Accademia dei direttori 2018.

Secondo Simeu, tenendo conto di quanto tempo in media è necessario dedicare a una visita completa, ogni camice bianco dovrebbe eseguire al massimo 3.000 prestazioni all’anno, e invece ne garantisce 4.000. Ciò significa, si legge nel rapporto, che «il 22 per cento del totale delle visite supera il normale carico di lavoro».

Ma c’è anche un altro dato preoccupante calcolato dalla società scientifica: se dieci anni fa un medico di pronto soccorso vedeva due malati ogni ora, «adesso ne vede quattro: un’attività raddoppiata che dà la misura del sovraccarico». E il tempo di cura si riduce a 11-12 minuti, anziché i 14 rilevati nel 2016 e i 26 a disposizione tre lustri fa. Figurarsi come può, un operatore già oberato, provvedere alla comunicazione con i familiari dei degenti. Non solo: «Bisogna tenere in considerazione sostiene Pugliese – che, a causa del sovraffollamento, che non è stagionale ma ormai endemico, fino al 40 per cento dei medici nei momenti peggiori è assorbito dall’assistenza per i pazienti che non è possibile ricoverare nei reparti di degenza». Le barelle, emergenza nell’emergenza, complicano la situazione.


Fonte Il mattino

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