Napoli – Juventus, amarcord: quando Maradona zittì i bianconeri con la “punizione divina”

Era il 3 novembre di trentadue anni fa, quando un uomo chiamato Diego Armando Maradona si ritrovò in una punizione a due in area di rigore.

NAPOLI. Era il 3 novembre di trentadue anni fa, quando un uomo chiamato Diego Armando Maradona si ritrovò in una punizione a due in area di rigore, nella stagione 1985/86. “El pibe de oro” non è ancora il fenomeno che conquisterà il mondiale in Messico, ma sicuramente non è nemmeno l’ultimo arrivato.

È Napoli – Juve, una partita diversa, non un semplice incontro di calcio proprio come oggi. Il Napoli quel giorno attacca e lo fa bene, la Juve è costretta a difendersi, i bianconeri sono i più forti d’Italia, abituati a vincere scudetti tutti gli anni, ma soffrono e arretrano.

Quella punizione, ad oggi, qualunque napoletano la ricorda con una certa nostalgia ma allo stesso tempo felicità, la barriera è un po’ troppo vicina al punto di battuta, al massimo 7 metri, Diego parla con alcuni compagni ma è lapalissiano chi batterà quella punizione. Tacconi guarda Maradona, quasi impaurito e con una faccia impietrita.

Il numero dieci argentino parla con Pecci e gli dice: «Eraldo, passamela poco poco indietro». Il centrocampista lo guarda male, e risponde: «Oh Diego, ma vedi che da qui non può mai passare», Maradona controbatte: «Stai tranquillo, toccala e non preoccuparti».

Pecci la tocca, la mette dietro e Maradona disegna un cucchiaio in aria, come solo un vero artista può fare, una palombella ad effetto che non solo scavalca la barriera umana che vedeva sei bianconeri piazzati, ma finisce per insaccarsi tra il palo e la traversa. Tacconi non può nulla, ma in quel caso nessuno avrebbe potuto fare niente sulla “punizione divina”.


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