San Paolo: «Mio marito si contorceva dal dolore», il racconto choc

La moglie di Eduardo, l'uomo morto dopo ore di attesa in ospedale, racconta quel terribile giorno in cui ci sarebbe potuto essere un epilogo diverso

eduardo

Le strazianti parole di Maria Chiaro, 72enne napoletana, riguardo l’assurda vicenda che ha visto coinvolto il marito Eduardo morto per negligenza.

Il racconto straziante della moglie di Edoardo, morto dopo una lunga attesa in ospedale

La moglie di Eduardo, l’uomo morto dopo ore di attesa in ospedale, racconta quel terribile giorno in cui ci sarebbe potuto essere un epilogo diverso. «Mio marito era un uomo pieno di energie, devoto alla famiglia, non aveva mai smesso di lavorare, di curare l’orto fino a venerdì mattina, aveva raccolto i broccoli in giardino». «Un signore perbene che proprio per la sua educazione – aggiunge – è morto senza dare fastidio a nessuno invece di urlare e pretendere la giusta assistenza come fanno in tanti».
«Mio marito non potranno ridarmelo ma vorremmo evitare che altre persone possano soffrire come noi. C’è stata negligenza, abbandono e indifferenza rispetto a una situazione che invece richiedeva la massima attenzione, per questo abbiamo denunciato. Il nostro errore, quello mio, dei parenti che mi hanno accompagnata in ospedale e di mio marito, è stato fidarci dei sanitari e confidare in ciò che ci dicevano. Non mi sono resa conto che mio marito stava morendo perché il personale non era preoccupato e ci ha lasciati per ore ad aspettare».

La lunghissima attesa in ospedale

«Abbiamo aspettato circa 5 ore con mio marito che si contorceva dal dolore su una sedia a rotelle e senza poter ricevere lenzuola o coperte perché non le avevano. Hanno concesso solo a un familiare di affiancarlo e gli sono stata vicino fino alla fine. Edoardo vomitava in continuazione e siamo riusciti ad ottenere un secchiello ma ci preoccupavamo noi di pulire e cambiarlo. Persino per accompagnare Edoardo in bagno non c’è stata possibilità di essere aiutati da operatori sanitari. Io sono anziana e non riuscivo a reggere mio marito in bagno così mi ha aiutata un ragazzo che si trovava lì per la moglie ricoverata. Nessuno ci aiutava».

Il codice giallo

«Inizialmente è stato assegnato a mio marito un codice verde che poi è diventato giallo ma le sue condizioni si aggravavano ora dopo ora e nonostante lo facessi notare ai sanitari, continuavano a dirmi di aspettare e che i sintomi erano compatibili con l’influenza. Quando siamo entrati gli è stato fatto un elettrocardiogramma e gli hanno misurato febbre e pressione dopo di che ci hanno abbandonato. Avevo chiesto un lettino per farlo distendere e l’ossigeno perché respirava male ma non ci hanno dato nulla. Eduardo a un certo punto non parlava più. Mio marito per indole, non si lamentava e noi per rispetto e fiducia nei sanitari continuavamo ad avere pazienza. È stato quello l’errore: fidarci».

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