Emergenza ospedali nel napoletano, medici e sindacati dal prefetto

Vigilia di Ferragosto dal Prefetto per i camici bianchi dirigenti medici della Asl Napoli 1. Medici sul piede di guerra da mesi, stufi delle emergenze

NAPOLI. Vigilia di Ferragosto dal Prefetto per i camici bianchi dirigenti medici della Asl Napoli 1. Medici sul piede di guerra da mesi, stufi delle continue emergenze, delle disfunzioni a catena negli ospedali con pronto soccorso e delle gravi carenze, che toccano il corpo vivo dell’organizzazione della rete ospedaliera della Asl Napoli 1. Lo riporta il quotidiano Il Mattino.

La nota dei sindacati emergenza ospedali

Quest’ultima messa in ginocchio, a dire dei sindacati, dalla scelta di concentrare, da un anno e mezzo a questa parte, tutte le risorse della Asl, assunzioni e tecnologie, sull’Ospedale del Mare. Un presidio, quello di Napoli est, che intanto viaggia con il freno tirato, fermo a metà del guado, privo del fondamentale snodo del pronto soccorso che dovrebbe partire non prima di fine settembre.

Dopo la lettera di doglianze, firmata dalle 13 principali sigle sindacali di categoria della Asl Napoli 1, e spedita il 3 agosto scorso all’indirizzo del delegato di governo Carmela Pagano, una settimana fa dagli uffici della Prefettura è giunta in risposta la convocazione (per stamane alle 10) dei rappresentanti dei medici. Alla riunione, tesa a conciliare le parti in causa, ci sarà anche il direttore generale della Asl Napoli 1 Mario Forlenza, che il 9 agosto aveva convocato a sua volta i sindacati. Un appuntamento disertato dai medici in quanto arrivato «a tempo scaduto».

Molti rappresentanti sindacali torneranno dalle ferie per sedersi al tavolo. Sotto la lente di ingrandimento ci sono una decina di punti ben illustrati nella copiosa corrispondenza finora intercorsa tra sindacati, dirigenza della Asl e la stessa Prefettura. «Ci siederemo al tavolo con la speranza di avere impegni seri e risposte – avverte Ermanno Scognamiglio della dirigenza della Cimo – siamo determinati ad andare avanti. Non abbiamo scritto al ministero per una questione di opportunità, per evitare di essere strumento della politica, visto l’aspro scontro istituzionale in corso tra Regione e Ministero della Salute. All’incontro ci saremo tutti anche se è Ferragosto».

Alla base della proclamazione dell’agitazione ci sono la mancata risposta sui cronoprogrammi attuativi riguardo a disattivazioni e attivazioni di unità operative e al potenziamento delle attività di distretti e ambulatori, l’equa distribuzione delle risorse umane e tecnologiche per garantire in tutta l’azienda qualità e sicurezza delle cure e del lavoro.

E poi le liste di attesa che si allungano a causa della carenza di personale, l’esigenza di trasparenza nella gestione del personale (reclutamenti, assegnazioni, distribuzione per disciplina in tutta l’azienda), il rispetto delle norme sulla mobilità e l’affidamento di incarichi. All’indice anche i concorsi per primari in tutta la Asl da istruire e, nelle more, la necessità di trasparenti e tempestive procedure di attribuzione temporanea delle relative responsabilità. E ancora il superamento delle crisi organizzative che incidono sul rischio di cause per responsabilità professionale e sulla escalation di aggressioni. Infine il corretto assetto dei pronto soccorso che oggi in molti presìdi non rispondono alle norme di sicurezza riguardo a turni e discipline.

In tutta la Asl, tanto per fare un esempio, manca una guardia h24 di Oculistica (al Vecchio Pellegrini il pronto soccorso smonta alle 20) e così anche in Urologia e Otorino con l’aggravante che neppure al Cardarelli, ospedale di riferimento metropolitano, tali discipline sono attive di notte. All’ospedale San Paolo in pronto soccorso e in Medicina di urgenza sarebbero necessarie almeno altre 10 unità specialistiche.

In difficoltà anche l’attività chirurgica con lunghe attese per interventi programmati a causa della carenza di specialisti e anestesisti. Molti ambulatori sono stati ridotti o chiusi come in Ginecologia. Sono però arrivati dall’Ascalesi otorini e cardiologi che lentamente stanno integrando le attività di emergenza. In difficoltà anche il Loreto Mare che, dopo i trasferimenti dei principali reparti, deve fare i conti con un assetto precario nelle funzioni a fronte di decine e decine di richieste di soccorso anche per codici rossi. Infine il San Giovanni Bosco che, con il depotenziamento del Loreto Mare, è diventato il principale presidio della Asl.

Dotato di molte discipline complesse, come la Neurochirurgia, la Neuroradiologia interventistica, la Chirurgia vascolare, la Cardiologia, la Medicina di urgenza, la Chirurgia, l’Ortopedia, la Pediatria e la Ginecologia, pur vantando eccellenze in molte discipline (dall’inizio dell’anno sono stati curati con ottimi esiti 30 aneurismi cerebrali) sconta carenze di personale, strutturali, di beni di consumo e anche organizzativi (al pronto soccorso manca ancora il triage, ossia la codifica di urgenza dei casi). Una risonanza magnetica acquistata da un anno non è stata ancora montata e delle tre apparecchiature per l’interventistica vascolare ne funzionano solo due.

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