Ecosistema urbano 2018, male Napoli: la situazione in Campania

Ecosistema urbano 2018, qui di seguito la nota di Legambiente Campania: male, nel complesso, i cinque capoluoghi di provincia

NAPOLI. Ecosistema urbano 2018, qui di seguito la nota di Legambiente Campania: male, nel complesso, i cinque capoluoghi di provincia.

Ecosistema urbano 2018, nota Legambiente Campania

Altro che città sostenibili, i cinque capoluoghi campani procedono ad andamento lento. Piccoli passi avanti e tanti piccoli passi indietro che mostrano una certa pigrizia e un’assenza generale di coraggio nelle amministrazioni locali.

In Campania rispetto allo scorso anno c’è chi sale, chi scende di poco, chi crolla, ma sostanzialmente l’impressione generale che si ricava da una osservazione meno generica è che continua a prevalere un diffuso immobilismo nelle politiche ambientali. Napoli all’89° posto si piazza stabilmente nella parte bassa della graduatoria, Avellino crolla toccando la 76a posizione. Appena sufficiente Salerno al 54° posto e Caserta al 57° posto. Benevento conquista la palma per la miglior performance tra i capoluoghi campani con il 40° posto.

È in sintesi la fotografia scattata da Ecosistema Urbano 2018 di Legambiente, l’annuale rapporto sulle performance ambientali delle città capoluogo realizzato con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore.

Il commento

“L’insieme dei capoluoghi di provincia della nostre regione- commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- si presentano come città apatiche, statiche e pigre. Rimpastano le giunte, cambiano gli attori ma alla fine il risultato non cambia: nessun scatto, nessuna innovazione, nessun beneficio. Quella urbana è grande questione nazionale. Se da un lato è chiaro che dai sindaci delle nostre città si deve certamente pretendere molto più coraggio, molta più discontinuità e capacità di innovazione,al stesso tempo è il Paese che deve fare un investimento politico ed economico e mettere tra le priorità di governo un piano per traghettare le città, tutte insieme e non una alla volta, al di là delle secche. Fa da contraltare a questo scenario di pigrizia amministrativa una rinnovata vitalità sociale, un crescente numero di progetti partecipati, di reti associative, di condomini green, di cooperative di comunità. Le forme e i luoghi possono essere molto diversi, ma il principio è sostanzialmente lo stesso: nelle aree urbane, in periferia come nei quartieri centrali, c’è una tensione popolare verso un rinascimento del senso di appartenenza e uno sforzo comunitario per riappropriarsi dei luoghi e dello spazio pubblico. C’è un mondo in movimento- conclude Imparato, presidente Legambiente Campania- che crea economia green – e reclama dai decisori pubblici (locali e nazionali) scelte, coraggio, cambiamento.

Male Napoli

Napoli con l’89° posto risulta la peggiore, superata solo da Palermo, tra le grandi città. Cresce la situazione critica sul fronte del biossido di azoto, con Napoli tra le 28 città italiane in cui almeno una centralina ha rilevato concentrazioni medie annue superiori ai 40 μg/mc, e rientra tra le sei( insieme a Torino, Firenze, Milano, Brescia, Roma ) che superano il valore limite di oltre il 50 per cento.

La raccolta differenziata si assesta al 34,5%, percentuale ancora bassa rispetto alle altre grandi città a cui si aggiunge un aumento della quantità di rifiuti pro-capite prodotti tra le più alte d’Europa (oltre 520 kg per abitante, circa il 40% in più rispetto a Praga e Madrid, il 25% in più rispetto a Berlino). I numeri del trasporto pubblico con 109 passeggeri trasportati annualmente per abitante – sono ancora lontani dalle altre grandi metropoli e città turistiche come Venezia con 689 viaggi/ab, Milano 478 viaggi/ab e Roma 328 viaggi/ab. Inoltre tra le grandi città per quanto riguarda l’offerta di servizio di trasporto pubblico con 17 km-vetture/ab risulta tra le peggiori . Inoltre, una ricerca condotta da Isfort (2016) segnala come il 41,3% degli abitanti delle grandi città italiane vorrebbe muoversi di più coi mezzi pubblici mentre, parallelamente, il 32,2% auspica di poter stare meno tempo al volante. Ben tre italiane, ad esempio, compaiono tra le 20 città più congestionate d’Europa con tempi di percorrenza quotidianamente più lunghi del 40% (Roma), del 33% (Napoli) e del 30% (Milano) rispetto a quella che potrebbe essere la durata dei tragitti in condizioni di traffico normali.

Inoltre Roma, Napoli, Catania e Palermo sono tra le città europee dove i cittadini hanno tempi d’attesa record alle fermate dei bus. Le statistiche di Moovit evidenziano che a Roma e a Napoli i cittadini trascorrono il tempo più lungo in bus, oltre 70 minuti, per andare al lavoro o tornare a casa. In particolare trascorrono più di 2 ore sui mezzi pubblici il 22% dei romani e il 19% dei napoletani. Sufficiente l’estensione media delle isole pedonali che arriva a 0,47 m2 per abitante. Più del 40 per cento dell’acqua immessa nella rete viene dispersa. Nota positiva l’aumento dell’estensione del verde urbano con Napoli che registra una crescita tra il 2011 e 2016 di circa due metri quadrati per abitante, passando da 11,8 m2 al 13,6 m2.

Primato regionale a Benevento

Il primato regionale spetta a Benevento che si posiziona al 40mo posto. La percentuale di raccolta differenziata raggiunge il 64 % conseguendo la maglia rosa regionale e tra le migliore città del sud. Ottima performance per la riduzione della produzione annua pro capite di rifiuti urbani (399 kg/ab), settima migliore città italiana. Unica tra le città campane ad avere un buon indice di ciclabilità con 18,70 metri equivalenti per pista ciclabile ogni 100 abitanti. Nota dolente la depurazione. Gli ultimi dati Istat relativi alla percentuale di popolazione servita da rete fognaria delle acque reflue urbane relativi al 2016 sembrano mostrare una situazione più critica con Benevento, ultima in classifica, con solo il 17% degli abitanti allacciati mentre l’acqua immessa nella rete viene perduta in percentuale pari al 38,9%.

Salerno appena sufficiente

Salerno con la sua 54a posizione in classifica raggiunge appena la sufficienza. La raccolta differenziata si assesta al 60%. Sufficiente la qualità dell’aria. Nel capoluogo salernitano l’acqua immessa nella rete viene perduta in percentuale pari al 54,9% a riprova di una situazione critica per la città. Male l’offerta del trasporto pubblico che viene calcolata con i chilometri percorsi annualmente dalle vetture per ogni abitante residente: Salerno che si posiziona in zona retrocessione per le città medie con 15 km-vetture/ab. Sono 3,5 mq totali di piste ciclabili pari a 0,24 metri equivalenti di pista ciclabile ogni 100 abitanti. Sono 0,39 mq di superficie pedonalizzata per abitante. Sono 15alberi/100 abitanti esistenti in aree di proprietà pubblica.

Caserta sale in classifica

Sale in classifica Caserta raggiungendo la 57a posizione classificandosi a metà classifica. Sono ben 53 i giorni di superamenti quotidiani del limite dei 50 μg/m³ per il Pm10 nel 2017. La raccolta differenziata fa registrare una percentuale pari al 51% ma ancora alta la produzione annua pro capite di rifiuti urbani alta pari a 492kg/ab. Sono appena 0,11 i metri quadrati di superficie pedonale a disposizione di ogni residente mentre sono 20,2 mq di verde fruibile in area urbana per abitante. Non risponde sulla dispersione della rete mentre la capacità di depurazione pari al 93%.

Il crollo di Avellino

Avellino crolla dalla 43posizione dello scorso anno alla 76a di quest’anno. CONTINUA A LEGGERE

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