Allarme sushi, attenzione alla formula All you can eat’: pesce pericoloso per la salute

Nadia Toffa, in un servizio andato in onda qualche mese fa, ha deciso di girare alcuni ristoranti all you can eat e i risultati sono preoccupanti

Negli ultimi anni la cucina giapponese è diventata prepotentemente di moda in Italia: ma se fino a qualche tempo fa mangiare sushi era uno sfizio per pochi per via dei prezzi proibitivi, attualmente non è più così.

Merito dei tanti ristoranti all you can eat, dove si può mangiare a sbafo tutto quello che si vuole (come dice appunto l’espressione) pagando una quota fissa, che di solito è intorno ai 13-15 euro a pranzo e 18-20 euro a cena (un po’ di più nel weekend).

Il servizio di Nadia Toffa

Ma com’è possibile che in questi ristoranti si mangi pesce crudo (perché di questo è composto principalmente la cucina giapponese) ad un prezzo così basso? A risentirne, ovviamente, è la qualità della materia prima, che spesso non è di prima scelta, anzi. Nadia Toffa, in un servizio andato in onda qualche mese fa per Le Iene, ha deciso di girare alcuni ristoranti all you can eat insieme ad un esperto di sushi, e i risultati sono abbastanza preoccupanti.

L’esperto assaggia i vari roll, gli uramaki, i nigiri e il sashimi, e le sue impressioni sono più o meno le stesse: pesce vecchio di uno o due giorni, salmone ‘quasi andato’, tonno insapore o gommoso. Le Iene hanno selezionato alcuni di questi ristoranti a Milano e hanno prelevato alcuni campioni di questo cibo, facendoli analizzare in laboratorio.

Nadia Toffa intervista poi un ‘sushi-man’ di origine brasiliana, tra i più famosi d’Italia: quest’ultimo spiega come il pesce se è di buona qualità non deve avere alcun odore, deve essere lucido, dal colore brillante e non deve essere appiccicoso. Altro consiglio è prendere il sashimi(ovvero il pesce crudo senza condimento) per poter giudicare davvero la qualità del cibo.

SU COSA RISPARMIANO

Ma quindi su cosa risparmiano di più gli all you can eat? Partiamo ovviamente dalla qualità del cibo: una certa quantità di pesce fresco costa un tot, la stessa quantità di pesce vecchio di un giorno o due, costerà molto meno. Altro punto è la quantità di risorse che un ristorante mette nel materiale umano: un bravo chef costa molto, uno chef meno bravo e che magari conosce meno le modalità di conservazione del pesce, costerà meno.

E soprattutto i magazzinieri che maneggiano letteralmente la merce: ognuno di loro deve conoscere alla perfezione la temperatura di conservazione del pesce quando arriva al ristorante, perché a volte può accadere che la materia prima non sia buona e non per colpa dello chef.

LE ANALISI

Del pesce analizzato dal laboratorio e portato da Le Iene, più della metà si rivela non buono: su otto campioni, tre sono discreti, gli altri cinque no. Per questi ultimi i valori dei batteri, che dovrebbero essere al massimo di 10mila, sono tra i 520mila e gli 860mila, un livello di degrado massimo, afferma il tecnologo alimentare Corrado Giannone.

Mangiare pesce di questa bassa qualità può portare a febbre, vomito e disagi fisici di questo genere. In un paio di casi, sono stati rilevati anche alti valori di istamina, che può provocare soffocamento. Tutto diverso invece per i campioni dei ristoranti con menù alla carta e prezzi normali, dove i valori dei batteri sono a livello 100 (dove altrove era 520mila e oltre). Insomma alla fine dei conti, spendere di più equivale ad essere più sicuri: a meno che non vi togliate ogni dubbio affidandovi ad una sana e tradizionale cucina italiana.

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